In una milonga nulla è lasciato al caso, nemmeno la musica. Chi entra per la prima volta in una serata di tango nota subito una cosa strana: ogni tanto la musica si interrompe, parte un brano completamente diverso — magari jazz, pop, qualcosa che non c'entra niente col tango — e tutti smettono di ballare, tornano al proprio tavolo, e dopo un minuto si ricomincia. Non è un errore del musicalizador. È il cuore stesso della milonga: il sistema delle tande e delle cortine.
La tanda è una sequenza di brani dello stesso genere, della stessa orchestra e dello stesso periodo. La regola classica è: 4 brani per il tango, 3 per il vals e 3 per la milonga. Non è un numero casuale. Quattro tanghi permettono alla coppia di entrare in sintonia, trovare il proprio ritmo, conoscersi attraverso il ballo. Tre vals o tre milonghe bastano perché il ritmo è più veloce e intenso. Tutti i brani della tanda devono essere coerenti: un buon musicalizador non mischierebbe mai un Di Sarli degli anni '30 con un D'Arienzo degli anni '50, anche se sono entrambi tango.
Tra una tanda e l'altra arriva la cortina — letteralmente "tenda" in spagnolo. È uno stacco musicale di 30-60 secondi, volutamente non ballabile, che serve a svuotare la pista. In quel momento la coppia si scioglie, ci si ringrazia e si torna a sedere. È il momento in cui ricomincia il gioco degli sguardi: la mirada, il cabeceo, la scelta del prossimo partner.
C'è una regola non scritta ma fondamentale: una volta accettato l'invito, si balla l'intera tanda.
L'ordine classico delle tande in una serata segue lo schema T-T-V-T-T-M, cioè due tande di tango, una di vals, altre due di tango e una di milonga, per poi ricominciare. Questo "giro" crea il respiro della serata: i momenti intensi del tango si alternano con la leggerezza del vals e l'energia della milonga.
La serata si chiude quasi sempre con La Cumparsita, il brano universale del tango. Quando parte, tutti sanno che è l'ultimo ballo. E spesso lo si dedica alla persona con cui si è ballato meglio quella sera.
