Libertango è forse il tango più conosciuto al mondo, anche da chi il tango non lo balla. Lo ha scritto Astor Piazzolla, e c'è un dettaglio che pochi conoscono: è nato in Italia. Piazzolla lo ha composto a Roma e lo ha inciso a Milano, nel maggio del 1974.
Il significato
Il titolo unisce due parole: libertad, cioè libertà, e tango. È una dichiarazione d'intenti: Piazzolla vuole liberare il tango dalle sue regole e mescolarlo con il jazz e la musica classica. Nella versione originale non ci sono parole: parlano il bandoneón e un ritmo che non si ferma mai. Nelle milonghe tradizionali quasi non si balla, ma è diventato il biglietto da visita del tango in tutto il mondo.
La storia
Dopo un infarto nel 1973, Piazzolla lascia l'Argentina e si trasferisce in Italia. A Roma scrive il nuovo brano e nel maggio del 1974 lo registra negli studi Mondial Sound di Milano, con musicisti italiani: tra loro Pino Presti al basso e Tullio De Piscopo alla batteria. Il disco esce lo stesso anno per l'etichetta Carosello.
Il successo cresce negli anni. Nel 1981 Grace Jones ne fa una canzone pop, I've Seen That Face Before; nel 1988 Roman Polanski lo usa nel film Frantic; nel 1997 il violoncellista Yo-Yo Ma lo porta nelle sale da concerto. Oggi se ne contano centinaia di incisioni.
Astor Piazzolla — Il rivoluzionario del tango
Astor Piazzolla (1921–1992) nasce a Mar del Plata da una famiglia di origine italiana e cresce a New York, dove il padre gli compra un bandoneón usato. A tredici anni compare nel film di Gardel El día que me quieras, poi suona nell'orchestra di Aníbal Troilo. A Parigi la sua insegnante, Nadia Boulanger, gli dice di non abbandonare il tango, perché quella è la sua musica. I tradizionalisti lo chiamavano "l'assassino del tango"; lui rispondeva che faceva musica contemporanea di Buenos Aires.
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