Ci sono tanghi che si ascoltano e tanghi che si ballano. E poi ci sono le orchestre che hanno deciso, una volta per tutte, come si balla il tango. Tra gli anni '30 e i '50, durante l'Época de Oro, decine di orquestas típicas suonavano ogni sera a Buenos Aires. Ma quattro nomi sono rimasti i pilastri di ogni milonga del mondo: D'Arienzo, Di Sarli, Troilo, Pugliese. Conoscerli non è erudizione: è il modo più rapido per capire cosa sta succedendo sulla pista.
Le quattro orchestre
Negli anni '40 a Buenos Aires si contavano oltre seicento orchestre di tango. Ognuna aveva il suo stile, il suo cantante, il suo pubblico. Ma quattro direttori hanno definito quattro modi diversi di intendere il tango ballato, e ancora oggi qualsiasi musicalizador costruisce una serata alternando le loro tande. Non sono i "migliori" in assoluto: sono i quattro poli attorno a cui ruota tutto il resto.
Juan D'Arienzo — El Rey del Compás
Nato a Buenos Aires nel 1900, Juan D'Arienzo è il direttore che ha riportato il tango sulla pista da ballo. Negli anni '30 il tango si stava facendo lento, malinconico, quasi da concerto: D'Arienzo recupera il 2x4 staccato, accelera i tempi, mette il pianoforte di Rodolfo Biagi a martellare la cadenza. È un tango ritmico, vivace, irresistibile per chi balla. Da qui il soprannome: "il Re del Ritmo". Con i cantanti Alberto Echagüe e Héctor Mauré incide centinaia di brani fino agli anni '70. Muore a Buenos Aires nel 1976.
Carlos Di Sarli — El Señor del Tango
Nato a Bahía Blanca nel 1903, Carlos Di Sarli è l'opposto perfetto di D'Arienzo. Dove D'Arienzo accelera, Di Sarli rallenta; dove D'Arienzo spinge, Di Sarli respira. Il suo tango è elegante, ampio, costruito su archi distesi e un pianoforte cristallino — il suo, perché Di Sarli dirige dalla tastiera. Le pause contano quanto le note. Con la voce di Roberto Rufino e Alberto Podestá firma alcuni dei tanghi più amati di sempre. Soprannominato "il Signore del Tango" per la sua eleganza musicale e personale, muore a Olivos nel 1960.
Aníbal Troilo — Pichuco
Nato a Buenos Aires nel 1914, Aníbal Troilo è forse il più amato dai porteños. Bandoneonista prodigioso, debutta a undici anni e a venticinque ha già la sua orchestra al Marabú. Il suo stile è il punto di equilibrio: ritmico ma lirico, ballabile ma profondo. Dalla sua orchestra passano i grandi cantanti — Francisco Fiorentino, Floreal Ruiz, Roberto Goyeneche — e i giovani arrangiatori che cambieranno il tango: tra cui un certo Astor Piazzolla, suo bandoneonista per quattro anni. "Pichuco" è il soprannome con cui tutta Buenos Aires lo chiama. Muore nel 1975, e il giorno della sua morte — 18 maggio — è oggi il Giorno Nazionale del Bandoneón.
Osvaldo Pugliese — San Pugliese
Nato a Buenos Aires nel 1905, Osvaldo Pugliese è il tango fatto drammaturgia. Pianista e direttore, costruisce un suono denso, teatrale, fatto di rallentamenti improvvisi (la celebre yumba) ed esplosioni orchestrali. Il suo tango non è facile da ballare: chiede ascolto, pause, intenzione. Comunista convinto, finisce più volte in carcere durante la dittatura: l'orchestra continua a suonare con un garofano rosso sul pianoforte vuoto al posto del direttore. Per i ballerini di tutto il mondo è "San Pugliese", il santo protettore invocato scaramanticamente prima delle esibizioni. Muore a Buenos Aires nel 1995.
Come riconoscerle in milonga
In una serata di tango ben costruita, le quattro orchestre tornano a rotazione e ognuna fa scattare un modo diverso di ballare. D'Arienzo si riconosce dal piede che batte da solo: il ritmo è così marcato che il corpo segue prima della testa. Di Sarli apre la pista: passi lunghi, abbracci morbidi, pause sui ritardi del pianoforte. Troilo è il più "cantabile": si balla seguendo la melodia del bandoneón e della voce, con piccole sospensioni emotive. Pugliese è il momento in cui la milonga trattiene il respiro: si balla la dinamica, non il ritmo — accelerazioni, blocchi, scariche. Un buon musicalizador alterna queste energie come un narratore alterna i toni di un racconto.
Ascolta in sequenza quattro classici per cogliere subito la differenza: D'Arienzo — La Cumparsita (1937), Di Sarli — Bahía Blanca (1957), Troilo — Sur, con Goyeneche, Pugliese — La Yumba (1946).
