Il tango non è nato nei saloni eleganti né sui palcoscenici dei teatri. È nato per strada, nei quartieri portuali di Buenos Aires e Montevideo, tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento. È il frutto di un incontro — spesso caotico, sempre creativo — tra culture diverse che si ritrovarono a condividere gli stessi spazi, le stesse difficoltà e, alla fine, la stessa musica.
L'Argentina della seconda metà del XIX secolo viveva un'ondata migratoria senza precedenti. Italiani, spagnoli, polacchi, russi e tedeschi sbarcavano a Buenos Aires in cerca di una vita migliore. Nei quartieri popolari — La Boca, San Telmo, Barracas — questi nuovi arrivati si mescolavano con i criollos, i gauchos inurbati e la comunità afroargentina, i cui ritmi e le cui danze, chiamate "tangos" già dall'inizio dell'Ottocento, avrebbero lasciato un'impronta indelebile.
Dai conventillos — grandi caseggiati dove più famiglie condividevano cortili e spazi comuni — nacquero le prime milonghe improvvisate. Si ballava la habanera cubana, la polka europea, la mazurka, la milonga campera. Ma qualcosa di nuovo stava prendendo forma: un modo di muoversi a due, in un abbraccio stretto, con pause improvvise (i "cortes") e movimenti spezzati (le "quebradas") che nessuna danza europea aveva mai contemplato.
All'inizio il tango era una faccenda tra uomini. I giovani immigrati, in una città dove le donne erano una minoranza, si esercitavano tra loro nei bar del porto e agli angoli delle strade, affinando passi e figure prima di metterli in pratica nelle case da ballo e nei locali notturni. L'abilità nel tango divenne presto sinonimo di carisma e mascolinità.
La buona società di Buenos Aires guardava tutto questo con disprezzo. Il tango era considerato volgare, immorale, roba da bassifondi. Ma la musica non si ferma ai confini dei quartieri. Tra il 1900 e il 1910 il tango iniziò la sua lenta risalita sociale: dai conventillos ai caffè, dai caffè ai teatri, dai teatri ai primi dischi in grammofono. Intorno al 1910 arrivò il bandoneón — una piccola fisarmonica di origine tedesca — che diede al tango quella voce malinconica e profonda che ancora oggi lo definisce.
Il vero punto di svolta arrivò quando i figli dell'élite argentina portarono il tango a Parigi. Era il 1912, e la capitale francese ne fu conquistata immediatamente. Da Parigi il contagio si estese a Londra, Berlino e, nel 1913, a New York. Paradossalmente, fu il successo europeo a convincere la buona società argentina ad accettare ciò che aveva sempre avuto sotto casa.
Quello che era nato come la danza degli emarginati era diventato, nel giro di trent'anni, un fenomeno mondiale. Ma nelle sue radici — nell'abbraccio, nell'improvvisazione, nella malinconia — il tango non ha mai smesso di raccontare la storia di chi lo ha creato: immigrati, sognatori e sopravvissuti sulle rive del Río de la Plata.
