Ci sono tanghi che parlano d'amore, altri di nostalgia, altri ancora di quartieri perduti e madri lontane. E poi c'è La Cumparsita, che non parla di nulla in particolare e di tutto allo stesso tempo: è il tango che nessuna milonga si lascia scappare, quello che chiude ogni serata nel mondo, da Buenos Aires a Tokyo, da Parigi a Mosca. Quattro note iniziali, e chiunque abbia mai sentito parlare di tango lo riconosce. Eppure dietro quelle quattro note c'è una storia improbabile: un ragazzo di diciotto anni che non sapeva leggere uno spartito, una marcetta di carnevale, un direttore d'orchestra che la trasformò in tango in una notte, e poi vent'anni di tribunali.
Il significato
Il titolo significa "la piccola comparsa", dal nome dei gruppi mascherati che sfilavano ai carnevali di Montevideo. Nato come marcia strumentale, il brano divenne tango-canción nel 1924 con il testo di Pascual Contursi e Enrique Maroni: il lamento di un uomo abbandonato, solo nella stanza che era stata il loro nido d'amore, mentre persino il cane li ricorda e cerca lei con lo sguardo. È il tango della nostalgia portata all'estremo, dell'uomo che ha perso tutto e non chiede pietà — solo che lei sapesse, che sapesse cosa significa rimanere.
La storia
L'8 febbraio 1916, in un caffè di Montevideo chiamato La Giralda, un ragazzo timido di diciotto anni, Gerardo Matos Rodríguez, fece consegnare da un amico una partitura al direttore d'orchestra argentino Roberto Firpo. Era una marcetta di carnevale in 2/4, scritta per la sfilata della Federazione degli Studenti dell'Uruguay: la prima parte aveva una melodia accennata, la seconda era praticamente vuota. Firpo la guardò, capì che con qualche aggiustamento poteva diventare un tango, e quella stessa notte la riarrangiò al pianoforte recuperando frammenti di due suoi tanghi del 1906 — La gaucha Manuela e Curda completa — e ispirandosi nel finale al Miserere de Il Trovatore di Verdi. La sera la suonò con il bandoneonista "Bachicha" Deambroggio e il violinista "Tito" Roccatagliata. Fu un trionfo.
La prima esecuzione pubblica ufficiale come tango avvenne il 19 aprile 1917, sempre al La Giralda — data che oggi l'Uruguay celebra come Día del Tango. Matos, ingenuo, vendette i diritti alla casa editrice Breyer per venti pesos. Nel 1924, mentre viveva a Parigi, scoprì da Francisco Canaro che il suo tango era diventato un successo mondiale: nel frattempo Contursi e Maroni vi avevano aggiunto un testo, ribattezzandolo Si supieras senza chiedergli nulla. Seguirono vent'anni di cause legali. Solo nel 1948, pochi mesi prima della morte di Matos, Canaro fece firmare un accordo definitivo: 80% dei diritti agli eredi di Matos, 20% a quelli di Contursi e Maroni. Nel 1997 l'Uruguay ha dichiarato La Cumparsita inno popolare e culturale del paese.
Roberto Firpo — Il direttore che salvò un tango
Nato a Las Flores, in provincia di Buenos Aires, nel 1884, Roberto Firpo fu pianista e direttore d'orchestra tra i più importanti della Guardia Vieja, la generazione che diede al tango la sua forma classica. Negli anni Dieci la sua orchestra era già celebre quando Matos Rodríguez gli portò quella partitura incompleta. Firpo registrò La Cumparsita per Odeon nel novembre 1916 — fu pubblicata come lato B e passò quasi inosservata, finché il testo di Contursi non la fece esplodere otto anni più tardi. Per tutta la vita Firpo avrebbe rimpianto di non aver firmato il brano insieme a Matos: i diritti che La Cumparsita avrebbe generato erano milionari. Continuò a suonare e dirigere fino agli anni Cinquanta, lasciando un repertorio vastissimo. Morì a Buenos Aires nel 1969, a ottantaquattro anni. Senza la sua mano, quella sera al La Giralda, il tango più famoso del mondo non sarebbe mai esistito.
Testo e traduzione
| Español | Italiano |
|---|---|
| Strofa 1 | |
| Si supieras, | Se tu sapessi, |
| que aún dentro de mi alma, | che ancora dentro la mia anima, |
| conservo aquel cariño | conservo quell'affetto |
| que tuve para ti. | che avevo per te. |
| Quién sabe, si supieras | Chi sa, se tu sapessi |
| que nunca te he olvidado, | che mai ti ho dimenticata, |
| volviendo a tu pasado | tornando al tuo passato |
| te acordarás de mí. | ti ricorderesti di me. |
| Strofa 2 | |
| Los amigos ya no vienen | Gli amici non vengono più |
| ni siquiera a visitarme, | nemmeno a farmi visita, |
| nadie quiere consolarme | nessuno vuole consolarmi |
| en mi aflicción. | nella mia afflizione. |
| Desde el día que te fuiste | Dal giorno in cui te ne sei andata |
| siento angustias en mi pecho, | sento angosce nel petto, |
| decí, percanta, ¿qué has hecho | dimmi, donna, cosa ne hai fatto |
| de mi pobre corazón? | del mio povero cuore? |
| Strofa 3 | |
| Sin embargo, | Eppure, |
| yo siempre te recuerdo | io ti ricordo sempre |
| con el cariño santo | con l'affetto sacro |
| que tuve para ti. | che avevo per te. |
| Y estás en todas partes, | E sei dappertutto, |
| pedazo de mi vida, | pezzo della mia vita, |
| y aquellos ojos que fueron míos | e quegli occhi che furono miei |
| los busco por todos lados. | li cerco dappertutto. |
| Strofa 4 | |
| Al cotorro abandonado | Nella stanzetta abbandonata |
| ya ni el sol de la mañana | nemmeno il sole del mattino |
| asoma por la ventana | si affaccia più alla finestra |
| como cuando estabas vos. | come quando c'eri tu. |
| Y aquel perrito compañero, | E quel cagnolino compagno, |
| que por tu ausencia no comía, | che per la tua assenza non mangiava, |
| al verme solo, el otro día, | vedendomi solo, l'altro giorno, |
| también me dejó. | anche lui mi ha lasciato. |
Ascolta la versione di Juan D'Arienzo (1951), tra le più amate di sempre per la sua energia ritmica: La Cumparsita su YouTube.
